20 marzo 2026

A oggi si conoscono diverse modalità per l’allenamento della mobilità ar ticolare che si espletano con l’applicazione delle molteplici metodologie di  stretching e tecniche complementari. Tante sono le metodologie quante le  considerazioni fatte sulla base degli studi effettuati per le modalità di somministrazione delle esercitazioni inerenti al miglioramento della flessibilità. Ogni studio scientifico riporta, in relazione ai contesti e alle condizioni  del gruppo campione preso in esame, l’efficacia di una metodica rispetto  a un’altra, e se le stesse metodiche abbiano in qualche modo, non solo mi gliorato la flessibilità muscolare, apportato dei vantaggi o svantaggi nella  prestazione richiesta. È ormai ben noto come il concetto di brevità adattativa (Kendall et al, 2006)  muscolare porti in qualche modo a una riduzione del fisiologico ROM in una  determinata articolazione e di come lo stretching possa essere utile per una re versibilità di tale retrazione/rigidità. Tendenzialmente la rigidità muscolare si  viene a manifestare quando le condizioni motorie o posturali di un individuo  ten-dono a prolungarsi per lunghi periodi, come per esempio nelle persone  particolarmente sedentarie (Kendall, 2006). 

Il Processo di Adattamento e Intervento

In uno studio (A. Konrad et al., 2017) è stato analizzato l’effetto in acuto sulle proprietà muscolo-tendinee con la somministrazione delle diverse tecniche  di stretching PNF, statico e balistico. Lo studio indica, sulla base dei para metri rilevati dalle tecniche valutative applicate, come tutte queste abbiano  apportato dei vantaggi in termini di miglioramento del ROM articolare, nello  specifico nelle proprietà muscolo tendinee. 

In una revisione sistematica (D. G. Behm, et al., 2016) è stato rilevato, in  un certo qual senso, come lo stretching non abbia degli effetti certi, diretti e conclamati sulla prevenzione degli infortuni. Dalla stessa si può comunque evidenziare come ci siano degli effetti positivi nel miglioramento della  tensione retrattile della muscolatura considerata e presa in esame nei diversi  studi analizzati all’interno della revisione. Nella revisione sono stati presi in considerazione lo stretching statico, dinamico e con tecnica PNF. Le tecniche  relative al ST sembra abbiano una scarsa affinità con le attività dove vi è una  richiesta imminente di una particolare potenza o ancora in una situazione di  imminente prestazione di gara. A ogni modo lo stretching viene considerato  una modalità allenante ben favorevole alla condizione di prevenzione generale dato il miglioramento della flessibilità e di conseguenza della mobilità  articolare di cui si può godere nel praticarla. Nonostante la scarsa letteratura a  supporto della teoria relativa alla prevenzione infortuni è evidente come mol ti atleti, nello specifico calciatori, abbiano una ridotta incidenza di infortuni  quando all’interno dell’allenamento generale vi sia inclusa la pratica allenante relativa allo stretching (P. Armiger et al., 2010). Anche nel recupero dalle  lesioni viene consigliata e inclusa nei programmi riabilitativi la pratica dello  stretching per consentire, per esempio, ai tessuti cicatriziali, di recuperare la  continuità del ventre muscolare seguendo e orientandosi in direzione dell’asse maggiore quando questi sono ancora plastici (A. Ferrario et al, 2005). Infine si può affermare che lo stretching può essere utile e funzionale anche  solo per mantenere e preservare uno stato di benessere conservando una buona mobilità articolare (Russo, 2016). Un’altra tecnica complementare che può  essere considerata nell’allenamento volto al miglioramento della flessibilità  muscolare è quella del massaggio miofasciale autoindotto tramite l’utilizzo  di foam roller (SMR). L’SMR sembra dare dei buoni effetti sulla flessibilità  degli hamstring e sulla muscolatura del quadricipite senza inficiare sulla pre stazione motoria (Su H, et al 2017). 

Classificazione e Analisi delle TecnicheTabella Comparativa Metodologie

Tecnica Vantaggi Svantaggi Consigli d’utilizzo
Statico Facile esecuzione, basso rischio, efficace. Effetto breve termine, scarsa attinenza sportiva. Sedute a parte. No pre-allenamento.
Passivo Utile per ampi ROM (ginnastica). Operatore dipendente, rischio lesioni se mal eseguito. Sedute a parte. No pre-gara.
Attivo Controllo delle forze, riduce rischio infortuni. Difficoltà nel produrre forza di allungamento. Recupero post-infortunio.
Dinamico Simula movimenti funzionali. Non adatto a principianti. Pre-allenamento (attivazione).
Balistico Simile alla prestazione rapida. Rischio micro-lacerazioni tessutali. Atleti evoluti. Pre-allenamento.
PNF Molto efficace per grandi ROM. Necessita di operatore esperto. Seduta a parte. No pre/post allenamento.
SMR Autonomo, effetto massaggio indotto. Difficoltà nel mantenimento delle posture. Pre-attività non esplosiva. Seduta a parte.
 

Bibliografia

  • 1. Anderson B. Stretching, Edizioni Mediterranee, Roma 2001.
  • 2. Armiger P., Martyn M. A. Stretching per la flessibilità funzionale. PICCIN, Padova 2011.
  • 3. McAtee R., Charland J. P.N.F. tecniche di stretching facilitato. Calzetti Mariucci Editore, Perugia 2011.
  • 4. Russo L., et al. Esercizio correttivo, Giacomo Catalani ed. Arezzo, 2016.
  • 5. Weineck J., L’allenamento ottimale. Calzetti-Mariucci editori, Torgiano, 2009.

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