Nel tema della prevenzione delle Malattie Cardiovascolari è indispensabile che chiunque si appresti ad intraprendere un’attività agonistica nel Tennis, così come in altre discipline sportive, si debba sottoporre ad un’accurata visita medica eseguita dal Medico di Medicina Generale o dal Medico dello Sport per ottenere l’idoneità alla pratica sportiva agonistica.
Idoneità agonistica: un obbligo di legge
Nel nostro Paese questa visita è obbligatoria per legge per tutti coloro che vogliano iniziare una pratica sportiva che preveda la competizione agonistica ed in questo caso sarà il Medico dello Sport che rilascerà tale certificazione ed in caso di dubbi e/o sospetti clinici di patologia sottostante, il medico certificatore potrà avvalersi della consulenza di ulteriori specialisti, e quasi sempre in questi casi l’intervento del Cardiologo riveste una cruciale importanza per una diagnostica, ed in alcune circostanze, per iniziative terapeutiche.
La visita sportiva come primo presidio di screening medico
Dopo l’abolizione del Servizio di Leva Militare e dopo la scomparsa delle visite mediche scolastiche, la visita di idoneità sportiva è diventata il primo presidio di screening medico, e, non di rado, è in grado di slatentizzare patologie, per lo più cardiovascolari, silenti o paucisntomatiche che mai potrebbero essere diagnosticate in forma precoce in assenza di questi controlli medici.
In particolare, se questi controlli clinici sono effettuati accuratamente, sono in grado di individuare tutta una serie di patologie che pongono a serio rischio l’incolumità dell’atleta (ipertensione arteriosa, aritmie cardiache e patologie legate ad aterosclerosi coronarica decorrenti in forma ologosintomatica).
Rischi cardiovascolari nel Tennis, Padel e sport di resistenza
La pratica sportiva, soprattutto il Tennis, e più di recente il Padel ed il Pickleball, hanno preso prepotentemente piede e purtroppo non è raro che molti agonisti siano vittime di eventi cardiovascolari acuti nell’ambito della pratica di queste discipline. Vorrei altresì sottolineare come questo aspetto assuma importanza davvero cruciale in tutti coloro che, spesso in età avanzata, e con ritmi di allenamento piuttosto serrati, praticano discipline sportive di resistenza come il Ciclismo, il Podismo, il Triathlon, lo Sci di fondo, non curanti, o ignari del loro stato di salute, magari non perfetto, in modo particolare sottovalutando problemi di ordine cardiovascolare.
Per questo motivo una valutazione medica accurata è indispensabile come primo passo per la pratica di una disciplina sportiva.
Dall’anamnesi all’esame obiettivo: il processo di valutazione
L’approccio clinico a chiunque voglia praticare Sport a livello agonistico inizia e non può prescindere dall’ANAMNESI, cioè da un’accurata raccolta di notizie sulla storia clinica dell’atleta e della sua famiglia. Un’attenta valutazione clinica di base deve tener conto di alcuni parametri di uno sportivo agonista: età, sesso, Anamnesi familiare, eventuali abitudini al fumo, eccesso di peso ed abitudini alimentari, patologie pregresse o in atto.
Dopo un’accurata raccolta anamnestica il medico procederà ad un ESAME OBIETTIVO, cioè alla visita medica vera e propria, caratterizzata dall’auscultazione del Torace e dei Polmoni, alla eventuale ricerca di anomalie (soffi cardiaci, aritmie o rumori anomali polmonari, indici di patologie respiratorie). In questo ambito è compresa la misurazione della pressione arteriosa. Non è raro rilevare durante la vista medica sportiva dei valori pressori elevati, molto spesso ignorati o sottovalutati dagli atleti, e sappiamo come fare affiorare la presenza di Ipertensione Arteriosa, permetta di diagnosticare e di trattare precocemente uno dei principali fattori di rischio Cardio-CerebroVascolare con netta riduzione di gravi e talora irreversibili malattie cardiache, o comunque cardio cerebrovascolari, come l’Infarto del Miocardio, lo Scompenso Cardiaco e l’Ictus.
Parametri bioumorali e diagnostica strumentale: l’ECG
Di notevole rilevanza clinica appare la valutazione bioumorale di alcuni parametri che sono indice di rischio cardio-metabolico e di alterazione della funzionalità renale: glicemia basale, con eventuale Emoglobina Glicata, Urea, Creatinina con calcolo del GFR indice attendibile di funzionalità renale, Esame delle Urine, assetto lipidico completo, cioè la valutazione della concentrazione dei grassi nel sangue, indice di aumentato rischio cardiovascolare.
La valutazione strumentale di base prevede come primo presidio l’esecuzione di un ELETTROCARDIOGRAMMA (ECG), cioè la registrazione grafica su carta del ritmo cardiaco di quel preciso momento legato alla sua esecuzione. Questa semplice procedura, in alcuni paesi fino a non molto tempo fa non obbligatoria, ha permesso e permette di porre diagnosi di numerose patologie che, se non diagnosticate, pongono a serio rischio la vita di un atleta, e mi riferisco alla presenza di alterazioni della conduzione atrio- ventricolare, di battiti ectopici, sopraventricolari e ventricolari, di alterazioni del tratto ST che possono identificare precocemente malattie su base genetica (Sindrome di Brugada, Malattia Aritmogena del Ventricolo Destro) o su base ischemica.
È inutile sottolineare che l’interpretazione di questa indagine debba essere affidata a chi abbia sviluppato una notevole esperienza clinica in materia di elettrocardiografia clinica e di cardiologia.
Test ergometrico e indagini di secondo livello
Successivamente si passa al test ergometrico, cioè alla registrazione di un ECG durante lo sforzo), tramite un cicloergometro fisso oppure tramite un Treadmill (o tapis roulant) valutando in questo modo la capacità della riserva coronarica di ogni atleta a carichi di lavoro crescenti di lavoro in base all’età ed al sesso e secondo protocolli variabili. Gradualmente si induce uno sforzo crescente nel soggetto, portandolo a raggiungere la sua frequenza cardiaca massimale calcolata appunto in base ad età e sesso. Eventuali anomalie e/o alterazioni elettrocardiografiche del test da sforzo, sia all’acme del medesimo che durante la fase di recupero, possono far insorgere il sospetto di patologie cardiache sottostanti legate sia a turbe del ritmo cardiaco ma soprattutto a forme di insufficiente apporto di sangue al miocardio. In tal caso il medico dello Sport deve necessariamente avvalersi della consulenza dello specialista Cardiologo per valutazioni clinico strumentali di secondo livello, fra cui spicca in prima battuta l’esecuzione di un ecocardiogramma, indagine ormai facilmente ottenibile e poco costosa che valuta la morfodinamica delle camere cardiache e degli apparati valvolari e dell’Arteria Aorta e che molto spesso riesce a porre diagnosi, o comunque porre dubbi diagnostici su altre patologie e dunque richiedere ulteriori indagini come angio tac delle coronarie e risonanza magnetica cardiaca nucleare del cuore.
Spirometria e i limiti della medicina preventiva
Indagine fondamentale è la valutazione della funzionalità respiratoria tramite la spirometria che permette di escludere o sospettare, corroborata da un’attenta auscultazione polmonare, alcune patologie gravi dell’apparato respiratorio (Asma bronchiale e Broncopneumopatia Cronica).
Purtroppo, nonostante tutti questi presidi diagnostici, esistono ancora alcune rare condizioni che possono sfuggire alle più accurate visite di idoneità sportiva agonistica, questo perché alcune forme di cardiopatie si possono manifestare in modi e tempi estremamente variabili (ad esempio alcune forme di gravi disturbi del ritmo possono appalesarsi informa “intermittente “ e così anche in alcuni casi di Sindrome di Brugada non è sempre evidente l’alterazione elettrocardiografica che fa porre il sospetto del problema). Inoltre, può sempre accadere che nuove situazioni cliniche insorgano fra una valutazione e quella dell’anno successivo.
Per quanto detto è molto importante che la visita di idoneità sportiva venga considerata un momento di elevata medicina preventiva che permetta ,tramite un accurato approccio clinico e diagnostico, di arrivare a diagnosi che non di rado sono di importanza determinante per la vita dell’atleta e non ad un mero ottenimento di un certificato di idoneità sportiva rilasciato senza erogare prestazioni qualitativamente elevate, ponendo a rischio la vita degli atleti, non avvalendosi di uno staff medico altamente qualificato.
In campo di sicurezza di ogni atleta che pratichi attività sportiva agonistica, ed anche non agonistica, un capitolo a parte merita l’argomento dell’uso del Defibrillatore semiautomatico (DAE) come presidio fondamentale ed indispensabile nell’affrontare gravi eventi che spesso, purtroppo si verificano nella popolazione degli sportivi.
L’importanza del defibrillatore semiautomatico
Purtroppo, non è raro che negli impianti dove si svolgono manifestazioni sportive, a carattere agonistico e non agonistico, si verifichino gravi eventi aritmici che molto spesso provocano morte improvvisa fra la popolazione degli atleti.
L’arresto cardiaco: entità del problema
In Italia muoiono per arresto cardiaco circa 60.000-70.000 persone ogni anno. Questo drammatico evento può colpire chiunque, quasi sempre senza un preavviso e talora in persone apparentemente senza alcuna storia clinica di cardiopatia. In circa 1’80% dei casi la morte improvvisa è causata da una grave aritmia ventricolare, Tachicardia Ventricolare e/o Fibrillazione Ventricolare, che genera la perdita della funzione contrattile del cuore, con conseguente arresto della circolazione del sangue e con gravissimi e talora irreversibili danni al cervello se non si interviene tempestivamente, supportando le funzioni vitali ed interrompendo le aritmie con una repentina defibrillazione, cercando di ripristinare in tempi brevissimi il fisiologico ritmo sinusale del cuore, che dopo 2-4 minuti di arresto cardiaco non risolto, provoca un danno cerebrale irreversibile.
Per quanto detto l’attuale legislazione vigente nel nostro Paese prevede che le Regioni e le Province rilascino l’autorizzazione all’utilizzo extraospedaliero dei defibrillatori semiautomatici (DAE) da parte delle Aziende Sanitarie locali e delle Aziende Ospedaliere.
Che cos’è un defibrillatore semiautomatico (DAE)
Il Defibrillatore semiautomatico (DAE) è un dispositivo medico, di dimensioni piuttosto contenute, che consente, a chi è debitamente addestrato ad usarlo, di effettuare una defibrillazione delle pareti del muscolo cardiaco con conseguente ripristino della ripresa della circolazione.
Come si usa un DAE?
Il defibrillatore semiautomatico (DAE), è munito di due piastre (elettrodi) che si applicano sul torace del paziente. Successivamente, qualora il DAE, dopo opportuna analisi, ravveda la necessità, si attiva per erogare la scarica, previa informazione vocale all’operatore sulla necessità, o meno, di erogare lo shock. L’operatore che provvede all’erogazione dello shock con il DAE è sollevato da ogni responsabilità ed incombenza di ordine medico legale. Egli è responsabile, infatti, non della corretta indicazione di azionare lo shock elettrico, evento regolato in toto ed in forma autonoma dall’apparecchio, ma esclusivamente dell’esecuzione di questa manovra in condizioni di sicurezza, per chi opera e per tutte le persone presenti intorno al paziente.
Pertanto, ogni impianto sportivo che ospita competizioni agonistiche e non agonistiche, hanno l’obbligo di acquisire un DAE.
Attualmente un buon DAE è acquistabile ad un prezzo che oscilla fra i 900 ed i 1500 euro.
Il DAE è quindi considerato un presidio terapeutico imprescindibile e fondamentale nel salvare la vita ed anche nel ridurre drasticamente i danni cerebrali conseguenti ad un arresto cardiaco.
La letteratura medica ci segnala che per ogni minuto che trascorre dall’evento iniziale, in assenza di soccorso e di una defibrillazione, la percentuale di sopravvivenza si riduce del 7-10%. Per questo motivo l’uso del DAE è essenziale e si rivela uno strumento “salva vita” in corso di arresto cardiaco, quando supportato anche da manovre di Rianimazione Cardio-Polmonare (RCP), e cioè dal praticare tempestivamente un efficace Massaggio Cardiaco Esterno (MCE), per assicurare un minimo di circolazione nel paziente colpito da arresto cardiaco. Dopo 5 minuti dall’evento aritmico, se attuata una corretta Rianimazione Cardio-Polmonare, la possibilità di recupero di un paziente sono pari al 50%; a 10 minuti dall’evento la percentuale di sopravvivenza è pressoché nulla.
Chi può utilizzare un DAE?
L’autorizzazione all’uso del DAE viene rilasciata a chiunque abbia superato un corso di formazione accreditato a livello regionale, dimostrando di aver acquisito le conoscenze per effettuare le manovre di BLS-D (Basic Life Support-Defibrillation).
L’autorizzazione all’uso del DAE è strettamente nominativa e viene rilasciata dal Direttore del SUEM in cui il corso è stato accreditato, con validità su tutto il territorio nazionale. È inoltre importante che in tutte le strutture sportive, sedi di eventi agonistici, gli addetti all’uso del DAE vengono ufficialmente incaricati.
I corsi di BLS-D
I corsi per ottenere l’idoneità all’uso del DAE prevedono, in lezioni frontali, l’insegnamento di diverse materie ed argomentazioni:
- RIANIMAZIONE CARDIOPOLMONARE (RCP) di base .
- BLS-D teorica con istruzioni alle indicazioni dell’uso del DAE in combinazione alle manovre di BLS-D di base.
- Acquisizioni tecniche sulla manutenzione del DAE e dimostrazioni del suo impiego.
- BLS-D precoce pratica con esercitazioni su manichino che permette di simulare tutte le manovre rianimatorie e di praticare una simulazione di defibrillazione con l’impiego di un DAE simulatore.
Il corso di BLS-D deve essere tenuto infine da docenti (personale medico o infermieristico) certificati ai sensi di legge.













