questo è lo stile La classificazione delle fibre muscolari è oggi oggetto di un dibattito scientifico molto aperto. Le continue scoperte nella biologia molecolare e nella fisiologia dell’esercizio stanno fornendo nuove basi interpretative per i professionisti del settore, ridefinendo ciò che sappiamo sulla risposta muscolare al carico fisico.
I criteri di classificazione delle fibre muscolari
Nonostante l’evoluzione degli studi, la letteratura scientifica identifica quattro elementi cardine per suddividere le tipologie di fibre muscolari:
- Colorazione: la distinzione visiva tra fibre rosse e bianche, determinata dalla loro attività metabolica e vascolarizzazione.
- Velocità di contrazione: la ripartizione in fibre lente, veloci (o rapide) e miste.
- Substrati energetici: l’utilizzo di specifiche sostanze glicolitiche per la contrazione, che ne definisce la tipicizzazione metabolica.
- Corredo enzimatico: la presenza di specifici acceleratori delle reazioni metaboliche che influenzano la nutrizione e l’utilizzo della fibra stessa.
Adattamento e Plasticità: il cambiamento indotto dall’esercizio
L’esercizio fisico costante provoca un’alterazione nella composizione della capacità contrattile delle fibre. È fondamentale distinguere tra il cambiamento strutturale della fibra e il concetto di plasticità.
Mentre il muscolo modifica la propria struttura in base ai carichi di lavoro, la plasticità vera e propria riguarda l’area nervosa di trasmissione dell’impulso. Essa è l’abilità del Sistema Nervoso (SN) di generare percorsi funzionali in base allo stimolo (ad esempio, il numero di ripetizioni di un gesto), ai quali la struttura muscolare si adatta grazie a specifiche caratteristiche:
- Fisiche: legate alla massa proteica e alle proteine contrattili.
- Metaboliche: relative alla capacità di potenziare o ridurre la capacità contrattile.
Le Fibre Rosse e l’adattamento aerobico
Un esempio tipico di adattamento è il protocollo di carattere aerobico. Sottoponendo un soggetto a un carico incrementale di corsa per un lungo periodo, si stimola l’attività delle fibre muscolari rosse.
Queste fibre sono caratterizzate da:
- Alta vascolarizzazione: necessaria per un costante apporto di ossigeno.
- Metabolismo ossidativo: la degradazione e ricostruzione delle proteine avviene in presenza di ossigeno.
- Resistenza: una contrazione con tempi lunghi che richiede molecole nutritive a scissione lenta.
È interessante notare come l’allenamento di resistenza possa indurre le fibre bianche (rapide e glicolitiche) a trasformarsi, acquisendo caratteristiche tipiche delle fibre “rosse” per sopportare volumi di lavoro superiori.
Fibre Bianche e componente genetica
A differenza della componente aerobica, più facilmente adattabile, la prevalenza di fibre bianche è strettamente legata a fattori genetici. Le fibre bianche utilizzano un meccanismo di tipo non ossidativo (anaerobico) per la contrazione.
L’atleta di potenza o il velocista possiede un’elevata percentuale di queste fibre, che gli permettono di tollerare livelli eccezionali di lattato ematico prodotto durante gli sforzi esplosivi.














