Principi dell’allenamento tennistico giovanile

Scienze Motorie Dipartimento Tennis

Direttore Scientifico Salvatore Buzzelli

Principi dell’allenamento tennistico giovanile
14 aprile 2026

Introduzione

Per chiarezza espositiva riteniamo opportuno specificare il significato che attribuiamo ad alcuni termini in questo contesto, partendo dal titolo.

  • Principi: concetti di base, derivati dall’esperienza e dalle conoscenze scientifiche, che guidano il modo in cui si inquadra, pianifica, struttura e realizza il lavoro. In altre parole criteri generali che aiutano allenatori e formatori a scegliere il da farsi: Perché, Cosa, Come e Quando, in funzione di ogni singolo giocatore.
  • Allenamento: processo sistematico e programmato volto al miglioramento e/o al consolidamento di capacità e abilità fisiche, mentali, tattiche e tecniche.
  • Giovanile: periodo compreso tra quello prepuberale e la fine della pubertà (circa 9-14 anni per le femmine e 11–16 anni per i maschi).

È altresì importante premettere che ogni individuo ha un suo percorso e che l’età anagrafica può differire da quella biologica a volte anche di un paio d’anni.

In questo articolo tratteremo alcuni aspetti legati all’allenamento di giovani giocatori già vocati all’agonismo, anche se i principi metodologici esposti sono validi, più in generale, dai principianti ai professionisti.

Il tutto si basa sul Metodo Tennis Talents (TT Method), un approccio all’insegnamento e all’allenamento del tennis che pone al centro l’individuo e la sua crescita — sia come persona che come atleta/performer —  la comprensione del gioco e il controllo della palla.

Alcuni principi fondamentali del Metodo:

  • Approccio olistico alla prestazione
    La performance nel tennis è determinata dall’interazione di diversi fattori: tecnici, tattici, fisici,  mentali e ambientali, che devono essere sviluppati in modo integrato
  • Centralità del controllo della palla
    Fin dalle prime fasi dell’apprendimento, il giocatore viene guidato a controllare la palla attraverso la racchetta, sviluppando sensibilità, precisione e capacità di produrre gli esiti desiderati, da semplici a complicati.
  • Tecnica funzionale e individuale
    Piuttosto che imporre modelli tecnici rigidi, il metodo favorisce soluzioni motorie personali, purché efficaci e funzionali al gioco. Ciò fa emergere lo stile individuale.
  • Distinzione tra abilità (skill), tecnica e stile (fig. 1).

    Fig. 1

Schema abilità tecnica e stile nel tennis Fig 1

  • Comprensione delle situazioni di gioco
    Il giocatore viene educato a leggere le situazioni, anticipare gli sviluppi dello scambio e scegliere la soluzione più efficace.
  • Processo di sviluppo progressivo
    L’allenamento è strutturato come un processo programmato e monitorato, con obiettivi chiari, verifiche periodiche e adattamenti in funzione dell’evoluzione del giocatore.

In sintesi, il Metodo Tennis Talents mira a formare giocatori completi, capaci di comprendere il gioco, controllare la palla e adattarsi efficacemente alle diverse situazioni di gara performando efficacemente anche sotto pressione.

Approccio metodologico

Il tennis è uno sport di situazione, quindi caratterizzato da abilità aperte, con la parziale eccezione della battuta.

Trattandosi di uno sport con abilità aperte, la semplice ripetizione meccanica di sequenze di movimenti standard non è certo la strategia più adatta per risolvere le situazioni tattiche del tennis. Piuttosto, i giocatori devono essere in grado di adattare e modellare movimenti e azioni in base alle contingenze del momento, dimostrando flessibilità e intelligenza tattica. La ripetizione meccanica di schemi pre-impostati risulta quindi inadeguata per affrontare la natura dinamica e imprevedibile del tennis.

Per questo motivo proponiamo un approccio metodologico olistico e inverso rispetto a quello tradizionale.

Anziché imporre precise sequenze di movimenti per ogni abilità tecnica, o addentrarsi subito nell’analisi biomeccanica, fisiologica e psicologica per costruire il programma di allenamento, l’approccio metodologico inverso si basa su:

  1. Identificare i requisiti prestativi chiave del tennis ad alto livello
    A. Quali sono le abilità determinanti per il successo?
    B. Quali sono i fattori critici di performance da massimizzare?
  2. Valutare il profilo attuale del giocatore
    A.
    Analizzare i punti di forza e carenze di ordine tattico, tecnico, fisico e mentale
    B. Identificare gli scostamenti rispetto ai requisiti chiave.
  3. Progettare il programma di allenamento mirato sulla base di obiettivi a lungo, medio e breve termine (pensare in grande, agire nel piccolo)
    A. Definire priorità di sviluppo specifiche a seconda delle necessità e del periodo
    B. Strutturare un piano di lavoro individualizzato e progressivo
  4. Monitorare l’evoluzione di parametri rilevanti
    A.
    Utilizzare dati, test e strumenti di valutazione per verificare l’evoluzione
    B. Adattare il programma in base alle contingenze e ai risultati ottenuti 

Questo approccio “inverso” parte dall’identificazione delle competenze chiave per il tennis di alto livello, per poi costruire un percorso di sviluppo mirato sulle effettive esigenze del singolo atleta.

L’obiettivo è massimizzare l’efficacia e l’efficienza dell’allenamento, concentrandosi sugli aspetti prestativi cruciali con il metodo proposto, qui sotto comparato a quello tradizionale (fig. 2).

Fig. 2

Confronto tra metodo tradizionale e metodo inverso Fig 2"

Requisiti prestativi rilevanti

Gli atleti di qualsiasi disciplina devono possedere elevate qualità fisiche,   per sfruttare al meglio il proprio corpo in relazione alla pratica sportiva, e solide qualità mentali, legate alla determinazione e al controllo emotivo.

Le situazioni di gioco sono essenzialmente due:

  • Il palleggio, situazione tipica di inizio gioco  — riscaldamento — o allenamento alla regolarità con il quale si ha l’intenzione di giocare serie prolungate di scambi, adeguandosi anche alle abilità del ribattitore (in questo caso un partner di gioco).
  • La competizione, situazione nella quale si cerca di mettere in difficoltà il ribattitore (in questo caso un avversario) trovandosi di fronte a situazione offensive, difensive o neutre.

Chiaramente questo deve esserci molto chiaro per capire i tipi di abilità che dobbiamo sviluppare e quindi allenare. Le abilità determinanti che distinguono un tennista di alto livello da atleti di altri sport sono essenzialmente:

  • La padronanza del controllo della palla tramite la racchetta (ball feel)
  • La capacità di comprendere il gioco (game awareness) sapendo interpretare, agire e reagire efficacemente alle diverse situazioni e al contesto.

Con l’aumentare del livello di gioco, la gestione delle situazioni e l’esecuzione dei colpi richiedono velocità di reazione e di azione progressivamente più elevate, a garanzia di giocate efficienti ed efficaci.

A queste abilità se ne devono aggiungere altre di carattere fisico-atletico e mentale.
Suggeriamo di allenarsi e competere seguendo questi passi (fig. 3). 

 Fig. 3


I fattori critici di performance sono molteplici e di ordine:

  • Mentale
  • Fisico
  • Tattico 
  • Tecnico
  • Ambientali

di carattere endogeno ed esogeno.

Profilo attuale del giocatore

È importante identificare, in un momento dato, anche se per approssimazione, i punti di forza e quelli in cui il giocatore è più carente, sapendo che la strada verso l’espressione massima del potenziale individuale la si ottiene in primis massimizzando i punti di forza, quelli ai quali il giocatore si può maggiormente affidare soprattutto nei momenti importanti o di difficoltà. Saranno soprattutto questi a essere più utili quando necessita. 

Un programma va determinato solo quando si conosce bene il soggetto in questione.

  •  Il primo modo è di basarsi su dati statistici (all’inizio relativamente semplici — consigliamo l’utilizzo di match tracking apps) dei match e sulle evidenze di gioco.
  • Il secondo è affidarsi a test di gioco — impact accuracy test, ball control test; fisici — Sigma test, Reaction test, Jump test, etc. e mentali — HD chart, Stroop test, SMS test, etc.
  • Il terzo è quello di conoscere il più possibile le dinamiche di funzionamento individuali, eventuali influenze esterne e tutto ciò che possa favorire o meno le prestazioni del giocatore.

Ovviamente i test hanno un valore indicativo, ma se trovano un riscontro nella prestazione sono maggiormente significativi.

È relativamente semplice confrontare dei dati tra diversi giocatori di vari livelli e individuare eventuali discrepanze significative rispetto a una media relativa al giocatore che si allena. Allo stesso tempo, è importante considerare che ogni atleta segue un percorso individuale, pertanto potrà valorizzare i propri punti di forza e colmare le lacune con tempi e modalità differenti. Il confronto periodico con gli obiettivi prefissati e con le tempistiche stabilite guiderà le decisioni e i passi successivi che portino a un miglioramento nel tempo.

Progettare il programma di allenamento

Sapere da dove si parte e dove si tende ad arrivare rappresenta un grande inizio per la stesura di un programma — allenamenti, competizioni, periodi di riposo, etc.

Quindi il primo passo, per questa tipologia di giocatori e per il loro livello, è consigliato avere un obiettivo a lungo termine (esempio in altro settore se voglio intraprendere una scalata e l’obiettivo è un monte vicino casa poco impegnativo o la cima di una vetta impervia è evidente che le procedure di preparazione e allenamento, i tempi, gli sforzi, etc. saranno assai diversi e dovranno essere coerenti in funzione dell’obiettivo); detto ciò si è sicuri di ciò che si deve fare, anche se non altrettanto di ottenere il risultato sperato.

Con questa premessa, ed esempio, tornando al tennis è evidente l’utilità di fissare tempi e obiettivi intermedi, partendo da quelli a breve, e quindi focalizzarsi sul come migliorare le prestazioni passo dopo passo.

È bene chiarire che gli obiettivi (soprattutto a lungo termine) devono essere lì solo per ispirare e motivare, poi saranno il lavoro quotidiano, il suo esito volto al miglioramento e le tappe del percorso a rivelare se siamo sulla strada giusta o se e cosa dobbiamo modificare.

È altresì necessario tener conto delle possibilità che si hanno da un punto di vista logistico, economico, scolastico, etc. Tutto deve essere coerente e realistico rispetto agli obiettivi che ci poniamo.

Per strutturare un programma consigliamo i seguenti punti:

  • Fissare un obiettivo a lungo termine — es. 5 anni; uno a medio, 3 anni e uno a breve, 6 mesi.
  • Tracciare un planning settimanale delle attività (allenamento, competizione, riposo) tenendo conto di cicli — es. Microciclo 1 settimana. Mesociclo 3-6 settimane. Macrociclo 6 mesi/1 anno. 
  • Monitorare mensilmente l’evoluzione di peso e altezza per identificare con dati gli spurt di crescita o eventuali anomalie.
  • Effettuare dei test periodici sia di gioco che di altra natura.
  • Raccogliere dati statistici sui match, così si da condividere con il giocatore, la famiglia e lo staff fatti e non solo opinioni.
  • Fissare delle priorità periodiche (es. mensili) dal punto di ordine generale, mentale, fisico, tattico e tecnico; commentare le stesse a fine periodo e riprogrammare, le stesse o altre nuove priorità, per il periodo successivo. 

Idealmente si vorrebbero osservare progressi chiari e progressivi nell’acquisizione delle abilità. Tuttavia, nelle fasce di età giovanili lo sviluppo procede spesso in modo meno lineare: competenze apparentemente consolidate possono temporaneamente regredire, per poi evolvere nuovamente. Anche in questo contesto diventa fondamentale saper combinare arte e scienza, adattando l’intervento didattico nel modo più funzionale possibile alla crescita e al miglioramento di ciascun giocatore.

Principi
A. Gli atleti di qualsiasi disciplina devono possedere elevate qualità fisiche,   per sfruttare al meglio il proprio corpo in relazione alla pratica sportiva, e solide qualità mentali, legate alla determinazione e al controllo emotivo.

Quali fattori distinguono un tennista di alto livello da atleti di altri sport?

  • La padronanza del controllo della palla tramite la racchetta
  • La capacità di interpretare, agire e/o reagire efficacemente alle diverse situazioni di gioco

Con l’aumentare del livello di gioco, la gestione delle situazioni e l’esecuzione dei colpi richiedono velocità di reazione e di azione progressivamente più elevate, a garanzia di giocate efficienti ed efficaci.

B. In relazione a quanto sopra proponiamo di adottare uno schema di approccio al gioco che si sviluppi, rispetto agli obiettivi delle esercitazioni proposte, nelle tre fasi sotto esposte (fig. 2)

Fig. 2

C. L’insegnamento e l’allenamento richiedono un approccio olistico, poiché gli aspetti che determinano la prestazione sono molteplici e tra loro interconnessi.

D. Monitorare parametri rilevanti
Tra i dati rilevanti raccomandiamo:

  • Ace e doppi falli
  • %  prime palle in campo e relativi punti vinti
  • %  punti vinti con la seconda palla di servizio
  • Totale punti vinti al servizio
  • N° game di servizio vinti rispetto a quelli giocati
  • N° punti vinti rispondendo alle prime palle dell’avversario
  • N° punti vinte rispondendo alle seconde palle dell’avversario
  • Totale punti vinti in risposta
  • N° game in risposta vinti rispetto a quelli giocati
  • N° palle break convertite
  • N° totale punti vinti
  • N° punti vinti su scambi brevi (0-4 colpi) vs persi
  • N° punti vinti su scambi medi (5-8 colpi) vs persi
  • N° punti vinti su scambi lunghi (9+ colpi) vs persi
  • N° colpi vincenti + errori forzati dell’avversario vs persi — A
  • N° errori non forzati — B
  • Margine di aggressività —  =A-B

Suggeriamo anche di confrontare i dati comparandoli con l’avversario di turno.

Esistono varie app, anche gratuite, per poter ricavare questi dati, tra cui IOnSport, Swing vision, Tennis Math, etc.).

Oltre a questi, è possibile monitorare anche diversi parametri di natura fisica. A titolo di esempio, abbiamo osservato una correlazione tra le prestazioni in gara e i risultati ottenuti in un test specifico (Sigma Test — che valuta resistenza e attenzione), dopo aver raccolto i dati di circa 100 ragazzi e ragazze nella fascia di età 10–16 anni. In altre parole, la maggior parte di coloro che hanno ottenuto i migliori risultati in questo test erano anche quelli che registravano le migliori prestazioni in competizione.

Naturalmente esistono molti altri test validi e utili; il nostro consiglio è semplicemente quello di individuare una relazione tra l’abilità specifica valutata e le capacità richieste dal gioco.

Scienza e teorie a supporto

L’insegnamento al giorno d’oggi ha più che mai bisogno della scienza per essere efficace e riuscire a sviluppare al meglio i giocatori, soprattutto quando si parla di allenamento attraverso il TT Method (fig. 3).

Fig. 3

  • PEDAGOGIA INVERSA
    L’apprendimento avviene attraverso un’esplorazione guidata finalizzata al completamento di un compito motorio (es. Dritto incrociato), privilegiando il cambiamento delle situazioni piuttosto che la ripetizione di movimenti fissi (es. Giocare +/- profondo, +/- veloce, +/- alto sopra la rete, +/- angolato, etc.).

    L’allenatore manipola i vincoli in modo che i giocatori scoprano soluzioni funzionali invece di copiare un modello standard, permettendo così l’emergere di uno stile personale funzionale. Questo approccio guida lo sviluppo di una tecnica di problem solving.

     

  • STIMOLAZIONE SENSORIALE
    Comprendiamo e interagiamo con l’ambiente attraverso i nostri sensi. Quanto più un giocatore li sviluppa in modo funzionale, tanto maggiore sarà il suo miglioramento. Per affinare la percezione, i sensi (in particolare: VISIONE, UDITO, PENSIERO, SENSO TATTILE/PROPRIOCETTIVO e EQUILIBRIO) devono essere stimolati, sia in campo che fuori, attraverso una vasta gamma di situazioni fino a quelle più estreme, in base al livello di abilità del giocatore.

  • FISICA
    Gli aspetti della fisica correlata al tennis riguardano tutti i fenomeni che influenzano il movimento della palla, della racchetta e del corpo del giocatore, e includono:

  1. Traiettorie della palla — come velocità, angolo, spin e rimbalzi influenzano il percorso della palla.
  2. Forze applicate — forza di gravità, attrito dell’aria (drag), vento e impatto con la racchetta o il terreno.
  3. Energia e trasferimento di momento -– il concetto di catena cinetica, in cui l’energia parte dalle gambe e si trasferisce attraverso il corpo fino alla racchetta.
  4. Impatto e racchetta -– come l’angolo della racchetta, la velocità della testa e la direzione della stessa all’impatto influiscono sul controllo e sulla potenza.
  5. Superficie di gioco e interazione palla-terreno — come erba, terra battuta o cemento modificano rimbalzo e velocità della palla.
  6. Tempo di reazione e previsione — fisica applicata alla percezione del movimento della palla e alla capacità del giocatore di reagire.

In pratica, capire questi principi permette a giocatori e allenatori di ottimizzare tecnica, tattica e scelta dei colpi in base alle condizioni reali di gioco.

  • KINESIOLOGIA
    Si occupa di tutti gli aspetti fisiologici, psicologici e socioculturali del movimento.

  1. Comprendere come si muove il corpo – come articolazioni, muscoli e catena cinetica lavorano insieme per produrre colpi efficienti.
  2. Insegnare una tecnica più efficace – riconoscendo quali movimenti generano potenza, controllo ed equilibrio.
  3. Prevenire gli infortuni – identificando schemi di carico scorretti, stress eccessivo o meccaniche inefficienti.
  4. Adattare l’allenamento all’individuo – ogni giocatore ha strutture fisiche, livelli di coordinazione e schemi di movimento differenti.
  5. Sviluppare la performance atletica – migliorando equilibrio, coordinazione, tempismo ed efficienza del movimento in campo.
  6. Collegare corpo e mente – considerando i fattori psicologici che influenzano il movimento, la presa di decisione e l’esecuzione sotto pressione.
  • BIOMECCANICA

    Gli aspetti della biomeccanica legati al tennis riguardano l’analisi dei movimenti del corpo e della racchetta per ottimizzare efficienza, potenza e prevenzione degli infortuni. Tra i principali si includono:

  1. Catena cinetica – il trasferimento di energia dalle gambe, attraverso il tronco, fino al braccio e alla racchetta.
  2. Movimento articolare -– il ruolo di spalle, gomiti, polsi, anche, ginocchia e caviglie nella generazione del colpo.
  3. Velocità e accelerazione della racchetta — come accelerare la testa della racchetta mantenendo controllo e precisione.
  4. Tecnica dei colpi — impatto della postura, angolo della racchetta e posizione del corpo su potenza, spin e direzione.
  5. Equilibrio e stabilità -– come il controllo del baricentro in fase statica, dinamica e aerea, nonché la postura, influenzano il controllo e la reattività.
  6. Prevenzione degli infortuni -– identificazione di movimenti scorretti o sovraccarichi che possono causare problemi alle articolazioni o alle regioni muscolo-tendinee.
  7. Adattamento individuale — variazioni nella tecnica in funzione di struttura corporea, flessibilità e forza del giocatore.

Comprendere questi aspetti permette di ottimizzare la tecnica, aumentare la performance e ridurre il rischio di infortuni nel tennis.

  • TEORIA DEI SISTEMI DINAMICI DELL’APPRENDIMENTO MOTORIO — DSMLT
    I concetti della DSMLT sono assolutamente pertinenti all’insegnamento e all’allenamento degli sport di situazione, tra i quali il tennis.

  1. Movimento emergente da interazioni multiple: il comportamento motorio non è la semplice somma di singoli movimenti, ma emerge dall’interazione tra l’atleta, il compito da svolgere e l’ambiente in cui si trova. 
  2. Auto-organizzazione: il sistema motorio tende ad auto-organizzarsi in risposta a vincoli interni ed esterni piuttosto che seguire uno schema fisso imposto dall’esterno. 
  3. Variabilità funzionale: la variabilità nei movimenti non è un errore, ma una risorsa che permette agli atleti di esplorare soluzioni motorie efficaci e adattarsi alle situazioni mutevoli del gioco. 
  4. Non-linearità dell’apprendimento: l’acquisizione di abilità non procede in modo lineare e prevedibile: piccoli cambiamenti nei vincoli (es. posizione di partenza, caratteristica della palla) possono portare a grandi differenze nei risultati motori.
  • LOGICA FORMALE
    La logica formale applicata all’insegnamento sportivo riguarda la struttura del ragionamento che guida sia l’insegnamento che l’apprendimento. In questo contesto, l’allenamento viene inteso come un processo deduttivo dove ogni azione è la conseguenza logica di premesse tattiche e tecniche.

  1. Schemi di logica deduttiva aiutano ad automatizzare la presa di decisione e le azioni relative in casi simili (se…allora..).
  2. Con un ragionamento di logica formale un giocatore può capire l’efficacia esecutiva, il fatto che un gesto sia tecnicamente perfetto, non vuol dire che produca il risultato sperato, magari perché fuori tempo o in un contesto sbagliato; es. Giocare una palla troppo facile per l’avversario o prendere un rischio non necessario.
  3. L’applicazione della logica trasforma l’allievo da esecutore passivo a risolutore di problemi.
  4. Lo sport è un sistema formale chiuso con regole precise e il giocatore deve “logicamente” agire entro questi limite in modo coerente.
  5. I giocatori vengono stimolati a valutare le proprie prestazioni in base alla coerenza tra le esecuzioni effettuate e le intenzioni retrostanti. In questo modo possono essere più autonomi e indipendenti quando si trovano soli in campo.
  • RAGIONAMENTO ALGORITMICO
    Le sedute di allenamento sono utili in quanto producono un miglioramento nel giocatore o lo aiutano a consolidare abilità acquisite. Uno schema semplice che suggeriamo di applicare ad ogni esercitazione è il seguente (fig. 4).

Fig. 4

  • NEUROSCIENZE
    Le neuroscienze applicate allo sport studiano come il cervello e il sistema nervoso coordinano il movimento, gestiscono lo stress e ottimizzano l’apprendimento motorio. 

  1. Il cervello è plastico: ogni volta che un atleta ripete un gesto, rafforza specifiche connessioni sinaptiche.
  2. I giocatori professionisti di alto livello, hanno una sviluppatissima capacità di previsione, “sentono e prevedono” il movimento dell’avversario o della palla semplicemente osservando.
  3. Il controllo dello stato di attivazione (arousal) è fondamentale per la prestazione.
  4. I pensieri sono parole che ci diciamo e le stesse attivano la produzione di ormoni che possono favorire o meno le connessioni sinaptiche adeguate in funzione degli stati d’animo..
  5. Le neuroscienze inoltre ribaltano il concetto di allenamento tradizionale:
  6. Input: attraverso i sensi (visione, udito equilibrio, propriocezione e pensiero)
  7. Elaborazione: presa di decisione a seconda della situazione e di quanto allenato/acquisito in precedenza)
  8. Output: Il movimento avviene in coerenza con l’obiettivo e l’intenzione

Si utilizzano software e strumenti (con vari stimoli visuo-acustici) per:

  1. Aumentare la velocità di elaborazione delle informazioni.
  2. Migliorare la presa di decisione.
  3. Ridurre i tempi di risposta funzionali.
  4. Allenare la visione periferica e l’attenzione.
  • EFFETTO PIGMALIONE

    L’esperienza e diversi test hanno confermato la validità di questo paradigma, pur senza attribuirgli un valore assoluto. In termini pratici, si tratta di guidare il giocatore — convincendolo e supportandolo — nella consapevolezza di possedere le capacità necessarie per affrontare i compiti richiesti. L’attenzione viene posta su indicazioni orientate alle soluzioni, piuttosto che insistendo su errori e problemi, con un approccio convinto ma realistico, adeguato al livello e al percorso di ciascun giocatore.

Conclusioni

Ogni allenatore deve essere funzionale al giocatore che allena, condividendone gli obiettivi e contribuendo, insieme alla famiglia, alla costruzione di un progetto coerente.
Ci si allena per competere, cioè per cercare di essere migliori dell’avversario in quel determinato giorno. Mantenere il focus sul processo di miglioramento consente, progressivamente, di diventare una versione migliore di se stessi e di conseguenza di un numero crescente di avversari,  e ciò con maggiore continuità.

Un libro, del quale consigliamo la lettura, The Talent Code, di Daniel Coyle, afferma che le condizioni essenziali per le quali un talento possa nascere e sbocciare sono tre che lui definisce in inglese: IGNITION, DEEP TRAINING e MASTER COACHING — potremmo tradurre in “Motivazione intrinseca, Coinvolgimento totale (del giocatore nel processo di apprendimento e Master coaching va da sé. Questo per tutte le discipline, non solo sportive.

Noi crediamo che per giungere all’apice di una disciplina conti molto la persona e le proprie caratteristiche ereditarie e acquisite nel tempo, poi la qualità e la quantità del lavoro possono fare il resto.

 

“Si può fare quantità con poca qualità, ma non si può fare qualità con poca quantità!”
Luca Appino

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